Una mattina cammini nella tua città, compiendo lo stesso percorso fatto centinaia di volte andando e tornando da lavoro. Passi davanti ad una chiesa che da sempre ti ha incuriosito: posta nel cuore della movida torinese, durante la sera il suo parroco spesso lascia le porte aperte. Il messaggio è molto potente, molto bello, perché ci si può credere o no, ma l’apertura verso gli altri è sempre da apprezzare, qualunque sia la bandiera sotto cui ci si pone.

Questa mattina decido di entrare: rimango con il naso in su per un bel po’, trovandomi davanti a questo crocifisso sospeso sopra l’altare. Non ho potuto fare a meno di fotografarlo perché, sarà per la sua grandezza o per la suggestiva illuminazione, in quel momento mi sono sentito davvero piccolo, un po’ come quando si cerca di scorgere la fine dell’orizzonte guardando il mare.

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Inizio del fuori-tema. Capita a volte che vorresti avere compiuto scelte diverse in passato, specialmente lavorative-formative. Ti penti di non avere ascoltato persone a te vicine, persone a te lontane, persone che adesso non ci sono neanche più nella tua vita. Ma rifletto a fondo e mi guardo intorno: sono circondato da Amore in tutte le sue forme e manifestazioni. Se avessi preso altri treni in gioventù dove sarei adesso? Pochi giorni fa parlando con mia sorella ho riflettuto su quanto possano essere incredibili le coincidenze. E così per me è stato. Unico responsabile di tutto ciò? L’Amore, il sentimento che manda avanti il mondo e che lo rende ancora un posto degno di essere vissuto. Queste non sono parole da boy scout, è la pura semplice cruda verità perché tanta gente oggi sembra avere paura di innamorarsi! Non occorrono grandi paroloni, metafore ardite o figure retoriche troppo articolate, basta questa parola per esprimere tutto il necessario ed eliminare il superfluo. In questo periodo ammetto di sentirmi una bomba di sentimento ed è la sensazione più bella che abbia mai provato ma mi piacerebbe che tutti voi, cari miei pochi inesistenti ma fedelissimi lettori, vi prendeste un minuto per pensare a quanto c’è di bello attorno a voi: pensare a quello che abbiamo, anziché a quello che si vorrebbe, aiuta molto ad essere felici.

La tenerezza, risorsa infinitamente necessaria. Quella tenerezza di un bambino che durante la recita scolastica cerca lo sguardo fiero dei suoi genitori, si copre il volto con una mano perché i suoi occhi sono abbagliati dai fari del piccolo palcoscenico improvvisato. Ecco, li trova, sorride, si impegna. Orgoglio pieno di attenzioni.

Già da diversi mesi ho in mente questa precisa scena, solo adesso l’ho scritta in un momento di calma e tranquillità. La tenerezza, risorsa da conservare anche quando si diventa grandi, soprattutto quando si diventa grandi. La tenerezza apre lo sguardo e la mente, aiuta a ragionare, ti permette di arrivare ad un passo dalla compassione, quella compassione che a volte serve, altre no. A volte dobbiamo tornare indietro e acquistare freddezza per non farsi coinvolgere troppo oppure per lottare contro la cattiveria altrui. Ci vuole pur sempre consapevolezza.Quella che manca a chi si prende troppo sul serio.

Altre volte invece dobbiamo tuffarsi senza indugio, lasciarsi andare e farsi trasportare dall’originario spirito di “bene” che il mondo può offrirci.

Fermarsi. Anche solo un attimo.

Lo sforzo più grande di ognuno di noi deve essere rivolto a crescere senza mai perdere l’attitudine del bambino.

Ragionare come loro spesso ci avvicina alla giustizia. Quella vera.