Cari inesistenti lettori,
ho deciso di riportare la descrizione del colloquio che ho avuto stamattina presso una società torinese. Ho deciso di scrivere questo articolo per denunciare un chiaro segnale della crisi che sta invadendo il nostro paese: i ragazzi oggi sono disposti ad accettare qualunque tipo di lavoro e si accontentano lasciando da parte orgoglio, autostima, ambizioni, facendo indirettamente la fortuna di persone che speculano proprio su questo triste momento storico.
Mi hanno telefonato in seguito alla ricezione di un mio cv; avevo trovato l’annuncio per un lavoro impiegatizio/telefonico presso una cosa che sembrava una casa editrice.
Fisso l’appuntamento per stamattina dopo aver cercato invano notizie della società in rete. Nei motori di ricerca non usciva tra i risultati altro che annunci sui portali di lavoro. Bello il palazzo, all’inizio poteva anche sembrare un’attività seria. Ma le mie impressioni si sono presto rivelate errate. Mi fanno accomodare e compilare un cv (non l’avevano già ricevuto per mail?!?!) in cui mi si chiedeva di elencare brevemente le mie precedenti esperienze lavorative. Mi riceve un ragazzo giovane, sulla trentina, quasi mio coetaneo, che inizia ad illustrarmi in dettaglio il tipo di incarico. Non parlo del suo stile e modo di porsi con me e con un altro povero ragazzo che aveva il colloquio fissato: questi sono infatti solo particolari.
Per farla breve, sarei dovuto rimanere a fare una mezza giornata di prova: chiamare al telefono persone per cercare di vender loro alcuni prodotti (suppongo enciclopedie e simili). Al termine della mattinata avremmo parlato del lavoro, e avrei dovuto prendere accordi per fissare quando fare una settimana di “formazione”. In pratica dovevo lavorare per altri sei giorni, ovviamente”in forma non retribuita e totalmente gratuita” (per usare le sue stesse parole), al termine delle quali avrebbero deciso se farmi il contratto oppur no. E io suppongo che questo giochino lo ripetano più e più volte, per avere persone che lavorano gratis per loro. Comunque, se anche così non fosse, le prove si pagano e basta.
Sono ormai uno specialista in colloqui, e non mi faccio più fregare tanto facilmente. Ho espresso così le mie questioni, tra le quali l’aspetto contrattuale ed economico. Lui ha iniziato a girare intorno alla faccenda, e solo dopo mie continue domande ho avuto un quadro abbastanza chiaro. Per quanto concerne la forma contrattuale mi ha detto che potevano fare un contratto a tempo indeterminato, oppure indeterminato, oppure a p.iva: in pratica non ha saputo a rispondere alla mia domanda. Per quanto riguarda invece l’aspetto economico, ha detto che loro assicuravano un fisso a 20€ circa ogni mattina (4 h lavorative), ma niente di certo, soprattutto per quanto riguarda il discorso “contributi” che non ho avuto il coraggio di affrontare. Poi ci sono dei premi per le vendite, ovviamente fuori busta, a nero.
A quel punto mi sono un po alterato, mi sono alzato, ho cercato di far capire all’altro ragazzo di andarsene, una bella stretta di mano e arrivederci.
La voglia che ho di denunciare la cosa è enorme, e penso che lo farò per due motivi.
Il primo perchè non è giusto che dobbiamo essere sempre noi a pagare il prezzo della crisi: devono secondo me piantarla di prendere per il culo i giovani che, a costo di tirar su’ qualche soldino, sono disposti ad essere oggetto di sfruttamento. “A nero”? Ci vengono ancora a proporre lavoro a nero, a 30 con una laurea, tirocinio all’estero e due pagine di cv di esperienze lavorative?
Una vergonga.
Il secondo motivo è che finchè ci saranno delle persone che accettano incarichi del genere, le cose non cambieranno mai. Vorrei urlare a gran voce di fare una specie di ammutinamento, al fine di non far loro più pensare ”vai pure via, tanto ne troviamo altri mille che accettano le nostre condizioni”.
E’ secondo me l’ora di dire basta, ma basta davvero. Se non iniziamo dalle piccole cose, non combineremo mai niente di nuovo e buono!
Per prenderla a ridere anche stavolta, guardate il video: potrebbe esservi d’aiuto per affrontare un colloquio, augurandomi che sia per qualcosa di serio!